Etiopia magica

 

Le foreste dell'Ovest etiopico

Alberto Vascon, marzo 2007

 
 
Ad un viaggiatore che ha conosciuto la parte nord dell’Etiopia, generalmente arida e brulla, oppure l’acrocoro, nella sua bellezza selvaggia solcato da fiumi profondi, il Gimma appare come un paesaggio quasi idilliaco, con dolci colline boscate, gruppi di lussureggiante vegetazione, campi e prati su cui pascolano mandrie di buoi, capanne sparse in mezzo a piccole coltivazioni di musa ensete o di cereali, grandi alberi isolati, fiumiciattoli che scorrono nascosti nella vegetazione, grandi foreste. Già prima di Gimma, sulla sinistra della strada, si incontra la foresta di Badabuna. Se si prende la strada che da Gimma va a Gore passando per Aggarò, Bedelle e Mattu, e si ritorna a Gimma scendendo a sud per Mascia, Tepi e Mizàn Tafarì, si percorreranno circa 700 km in gran parte in mezzo a foreste di tipo equatoriale, dove grandi masse forestali si alternano a colline verdeggianti, con ampie e poco profonde valli, e monti all’orizzonte che assumono colori di lavanda e di oltremare. Il clima è mite e le piogge abbondanti.

Siamo sui monti dell’Ilubabor e del Caffa, regione dalla quale ha preso il nome il caffé, ad un’altitudine fra i 1500 e i 2000 metri. Qui l’altopiano etiopico digrada dolcemente verso la vallata del Nilo con una serie di monti che si interrompono bruscamente sulle grandi pianure sudanesi, caratterizzate ai piedi della scarpata da enormi distese paludose. Poco a ovest, a nord di Gambella fra il Baro e il Garre, si estende la magnifica foresta di Anfillo, immensa regione rivestita da grandi alberi e ricca di acque. L’altopiano anche qui finisce bruscamente eroso da forre e valli scoscese.

Fra Gimma e Gore la regione è abitata da oromo, popolazione del gruppo cuscitico. A nord di Tepi si trovano i mejenghèr (che si pronuncia con la “j” francese), appartenenti al gruppo linguistico nilo-sahariano. La regione di Mizàn Tafarì è abitata dai ghimirra (o bench), e la regione di Bonga dai caffini, ambedue del gruppo omotico.  

Il Gimma era abitato originariamente da popolazioni nilotiche, alle quali si sostituirono poi popolazioni provenienti dall’Etiopia settentrionale, che furono successivamente dagli oromo chiamate sidama (straniero), popolazioni oggi classificate nel gruppo omotico. A cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, il Gimma fu invaso da tribù oromo provenienti dal nord che vi instaurarono una piccola monarchia. L’ultimo re, Abba Gifàr, che si era convertito all’islamismo nella metà del XIX secolo col nome di Mohammed ibn Daud, si sottomise a Menelìk nel 1884.

Secondo il costume locale, il nome del re era sacro e non poteva essere pronunciato. Il re veniva chiamato col nome del suo cavallo di guerra preceduto da “Abba” (Padrone di…). Abba Gifàr aveva costruito il suo maserà sulla collina di Gìren, a 2000 metri di altitudine, sette km a nord di Gimma, dove si arriva seguendo una strada che si snoda fra grandi sicomori, acacie, eucalipti, euforbie e siepi fiorite. Da qui si ha una bellissima vista su Gimma e sui monti circostanti, alti a est sulla valle dell’Omo fino a 3400 metri. Il maserà, ora museo, è una costruzione in pietra con finiture in legno lavorato.

Vista di Gimma dal maserà di Abba Gifàr

Proseguendo da Gìren verso nord, ad una ventina di chilometri da Gimma sulla pista per Lechemti, si incontra l’imponente foresta di Babbia, che copre tutta la catena del monte omonimo. La fitta vegetazione è caratteristica di tutte le foreste di questa regione: una flora di straordinaria ricchezza, con alberi d’alto fusto che raggiungono i 40 metri d’altezza, un sottobosco inestricabile di liane, palme, piante di ogni specie, dove non arriva la luce del sole e dove è impossibile penetrare se non nei sentieri tracciati dagli indigeni. Vi si trovano legnami pregiati come il il shanto (morus mesozygia), ottimo alla lavorazione, il dero (clausenopsis congolensis), pregiatissimo legno verde giallognolo, il mandabiò (apodites acutifolia), la mucarba (albizzia schimperiana), la uaddessa (cordia abyssinica), la baddessa (syzygium guineense), durissimo legno rosso bruno, l’omi (pigeum africanum), il cararò (crisophillum aureum), bellissimo legno bianco senza venature, e molti altri. Queste foreste sono popolate da leopardi, scimmie, iloceri, i grandi cinghiali di bosco dal pelo nero che possono superare i due quintali di peso, grande varietà di uccelli. Sono il regno delle bellissime goreze (colobus guereza), dal mantello bianco e nero, che non scendono mai dagli alberi.

Gruppo di goreze (colobus guereza)

 

Aquila dalla lunga cresta

La foresta tropicale

Lobelie giganti

Le felci raggiungono altezze di otto metri

Il sottobosco

Piante epifite

La strada da Gimma ad Aggarò,  regione a forte produzione di caffè, che viene coltivato anche nel sottobosco, si svolge fra densa foresta tropicale e colline coltivate fino alla piana del Diddessa. Da qui a Gore costeggia a nord il massiccio del Sai e il Tullu Ilu Babor, monte da cui prende il nome la regione. Il massiccio è interamente coperto da una fitta foresta che, per bellezza, pregio e vastità, occupa un posto di primo rango, con alberi di diametro che spesso supera i quattro metri. Sul limite occidentale del massiccio si possono ammirare le cascate del Sor, che hanno una caduta di quaranta metri e un fronte di ottanta.

I giganti della foresta

Cascate del Sor

Da Mattu sulla pista per Ghimbi si può raggiungere la foresta del Gabbà oltre il fiume omonimo. Sulla strada per Gore si può ammirare la bellissima foresta del Gumarre (ippopotamo), che si estende a perdita d’occhio verso la valle del Birbìr. Nei numerosi corsi d’acqua abitano gli ippopotami, che hanno dato il nome al fiume di questa foresta.

Foresta del Gumarre, monti boscati a perdita d’occhio

Gli innumerevoli corsi d’acqua a volte scendono impetuosi formando bellissime cascate.

Le cascate del Cheto, affluente del Birbìr

Da Gore a Tepi è ancora un continuo alternarsi di fitta foresta a zone meno boscate. Ovunque fiori di vari colori e tucul sparsi nella foresta con piccoli campi coltivati.

La strada nella foresta

Gruppo di tucul in mezzo alla foresta

Aemanthus multiflorus

Combretum paniculatum

Il fiore del Mascàl

Erythrina abyssinica

Mizàn Tafarì, che significa “la giustizia di Tafarì” (Tafarì Maconnèn è il futuro imperatore Hailè Sellassiè), è situata in una posizione di sogno, circondata da alte colline coperte di foreste. Siamo nel paese dei ghimirra le cui capanne, con coltivazioni di musa ensete recintate da euforbie, sono caratterizzate da decorazioni esterne.

Verso Mizàn Tafarì

Capanna dei ghimirra

Prima di arrivare a Gimma si attraversa la foresta di Dachià e di Belletà. A pochi chilometri da Gimma si possono ammirare, in un bellissimo anfiteatro di alti alberi, le cascate di Hursa sul Ghibiè di Gimma, che nasce nei pressi della foresta di Santamma.

Cascate di Hursa sul Ghibiè di Gimma

Ippopotamo nel Piccolo Ghibiè

Antilopi d’acqua (kobus defassa)

Gru dai bargigli

 
 
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