Le popolazioni del Corno d'Africa

Alberto Vascon, Giugno 2008

 

 

Le quattro classi linguistiche

 

Gli etiopici dicono che in Etiopia ci sono 178 popolazioni diverse: diverse per colore, per lingua e per costumi, per un totale di circa 60 milioni di individui; in Eritrea, che ha una popolazione di 3 milioni, ce ne sono 8, alle quali si devono aggiungere i rashaida, che non sono autoctoni ma beduini arabi stabilitisi sulla costa eritrea nel 1869 con una migrazione di alcune centinaia di individui; la Somalia è popolata da 10 milioni di somali e da alcune centinaia di migliaia di bantù, presenti nel basso Giuba e basso Scebeli, discendenti da schiavi introdotti nel XIX secolo dall’Africa centrale. Somali sono presenti anche nell’Ogaden etiopico con 4 milioni, nella metà meridionale della Repubblica di Gibuti, nella confinante Dancalia etiopica e nel Kenia orientale. Sono quindi circa 73 milioni di abitanti e 188 lingue diverse.

All’interno di ognuna di queste popolazioni si possono trovare differenze di colore: gli afar ad es. si dividono, secondo una loro classificazione, in adomarà, assamarà e tatamarà, cioè uomini bianchi, uomini rossi e uomini neri, caratteristica derivante probabilmente dai diversi periodi nei quali si sono mescolate popolazioni negre locali con immigrazioni camitiche e poi semitiche. Similmente sull’altopiano eritreo ed etiopico si trovano individui dalla carnagione molto chiara e altri dal colore molto scuro anche nello stesso ambito familiare. I tratti somatici degli individui possono variare ma, mentre è facile distinguere un eritreo da un somalo, non sempre si riesce a distinguere un amara da un oromo o da un guraghe. Anche dall’esame delle usanze non è facile fare delle classificazioni, perché ci sono degli amara ed oromo cristiani e altri mussulmani.

Nel Corno è presente una grande eterogeneità di tipi, ma non è compito della presente esposizione trattare delle caratteristiche fisiche o culturali delle singole popolazioni. Ci limiteremo ad elencare la loro classificazione ed indicare l’attuale disposizione geografica delle principali popolazioni.

 

Gli studiosi suddividono le popolazioni del Corno su base linguistica (che è l’unico criterio oggettivo per raggruppare quasi 200 popoli con linguaggi e costumi differenti) in quattro gruppi:

 

-          Gruppo semitico, che comprende gli amara, i tigrini, i tigrè, i guraghe ed altre popolazioni minori come gli argobba e gli harari. I gafàt del Goggiam sono ormai da oltre un secolo stati assorbiti linguisticamente dagli amara

-          Gruppo cuscitico, che comprende i beni-amer e i bileni dell’Eritrea, gli oromo, i dancali, i saho, i sidamo, i conso, gli tsamai della valle del Uoitò, gli Arborè del lago Stefania, i somali e altri minori.

-          Gruppo omotico, che comprende i ghimirra, i dassanech (galèb), i gamò, i caffini, i carò, i wolaita, gli hamer, i dizi e altri minori

-          Gruppo nilo-sahariano, che comprende i nara (baria) e i cunama dell’Eritrea, i gumùz, i beni shangùl, i berta, i nuer, gli agnuaa, i mejenghèr, i mursi, i niangatom (bumè), i turkana e altri minori

 

La distribuzione geografica di questi gruppi è indicata nella seguente cartina, dove sono elencate le popolazioni principali:

Tigrè o Tigrai? Sidamo o Sidama?

 

Prima di procedere nel discorso desideriamo chiarire alcune incertezze che si riscontrano sui nomi delle popolazioni, anche da parte di eminenti studiosi.

Gli amara, nelle loro conquiste, hanno spesso modificato i nomi delle popolazioni sottomesse con un nome simile ma con significato dispregiativo, o addirittura con un nome che esprimesse lo stato di schiavitù. La provincia più settentrionale dell’Etiopia, che oggi è uno stato della Federazione Etiopica, si chiama Tigrai. Molti studiosi continuano a chiamarla Tigré (che è il nome con cui gli amara chiamano i tigrini) non sapendo che tigré in amarico significa “sotto il mio piede”, cioè “servo”. Tigrè invece è una popolazione dell’Eritrea settentrionale, con una struttura sociale in cui i tigré (servi) sono governati da un’aristocrazia di capi detti sciumaghillè (anziani).

I nara dell'Eritrea sono stati chiamati baria, l'antico nome aksumita che significa schiavo. I somali chiamavano gli oromo galo, che significa non mussulmano. Nella lingua gheez il termine galla significa “schiavo”, e gli amara hanno approfittato di questa somiglianza per chiamare galla gli oromo. Gli uolaita furono chiamati uolamo, che deriva da uoi lam, la cui traduzione letterale è “o mucca”, cioè un uolaita e una mucca sono la stessa cosa. Un altro paragone con un animale si trova nella regione di Gondar, il Beghemedìr, che significa “terra di pecore”. Dai Beni Shangùl della regione di Asossa, vicino al confine sudanese, gli amara hanno derivato il nome scianchilla, o sciangalla, col significato di “negro” assegnato ai gumùz.

Questa usanza si è diffusa ad altre popolazioni. Gli oromo hanno chiamato giangerò, “scimmione”, gli iama dell'Omo, mentre gli agnuaa di Gambella sono chiamati iambo, “schiavo”. I caffini chiamano surma, “negro”, le tribù ciai, tirma, zilmamo e altre nei dintorni di Maji (scriviamo così perché si pronuncia con la “j” francese).

Una menzione particolare merita il nome sidama. Sidama in lingua oromo significa “straniero”, e in particolare “amara”, che erano gli stranieri confinanti con gli oromo con i quali si combattevano ferocemente. I viaggiatori europei del XIX secolo che, dopo aver attraversato regioni oromo, sono giunti nel Caffa presso il medio corso dell’Omo, hanno sentito che queste popolazioni erano chiamate sidama, e così le hanno chiamate. Oggi queste popolazioni non oromo sono comprese nel gruppo omotico. Va detto che una popolazione del gruppo cuscitico di nome sidamo che abitava un tempo tutto l’altopiano del Bale, è stata spinta dagli oromo verso ovest e oggi abita una piccola regione a sud del lago Auassa. Per complicare la confusione dei nomi, l’Amministrazione etiopica chiama sidama i sidamo, mentre chiama Sidamo tutta la provincia compresa fra i laghi della Rift Valley a ovest, e il corso del Ganale (poi Giuba) a est, regione abitata prevalentemente da oromo.

Per ultimo citiamo gli abitanti di Harar, che molti continuano a chiamare aderè: chiamare gli abitanti di Harar aderè anziché harari è come chiamare galla un oromo, cioè è un insulto. Dopo la conquista di Harar (1887) Menelik assegnò al cugino Maconnèn il governatorato di Harar e chiamò aderè, che significa “protetti” gli abitanti di Harar, che erano i discendenti di un’antica colonia aksumita e parlavano l’harari, una lingua derivata dal gheez. Oggi gli abitanti di Harar vogliono essere chiamati harari.

 

Come si sono formati gli Etiopici?

 

È interessante vedere come si sono formate queste popolazioni, che indicheremo complessivamente col nome di “Etiopici”, fatta eccezione dei rashaida che, come abbiamo detto, sono arabi, e dei bantù della Somalia, che sono i discendenti degli schiavi negri importati.

Sembra che la prima migrazione di popolazioni verso l’Africa si sia verificata alcune decine di migliaia di anni fa: genti negre si sono spostate dall’Asia all’Africa attraverso l’istmo di Suez. Migrazione significa un processo molto lento, durato secoli se non millenni. Queste popolazioni si diressero verso sud lungo il Nilo, costeggiarono ad occidente il massiccio etiopico e si sparsero nell’Africa centro-meridionale dando origine al gruppo bantù. La retroguardia di questa migrazione si stabilì a nord dei bantù occupando anche parte dell’altopiano etiopico e diede origine ai nilo-sahariani: masai, nuba, dinka, scilluk, nara, cunama, gumùz e altre popolazioni oggi stanziate nell’ovest dell’Etiopia e in Kenia.

Successivamente si ebbe, a diverse ondate, sempre dall’Asia, una migrazione di genti dalla pelle più chiara, i camiti, che si divise in due rami: camiti settentrionali (berberi, egizi), camiti orientali, detti anche cusciti, da Cush, nome biblico dell’Etiopia; parte di questi ultimi occupò l’altopiano etiopico: gli agau a nord del Nilo Azzurro, i sidama, oggi facenti parte del gruppo omotico, a sud; un’altra parte si stanziò a oriente del massiccio lungo le coste del Mar Rosso e del Golfo di Aden, dando origine agli afar, agli oromo e ai somali. La coda dei cusciti si fermò nel Sudan orientale dando origine ai begia e ai beniamer. Il colorito della pelle tendente al nero indica ibridazioni con popolazioni negre.

Nel 1° millennio a. C. si ebbe una migrazione di popolazioni sudarabe, che avevano raggiunto un grado di civiltà elevatissimo, con un’agricoltura molto sviluppata, eserciti potenti, corti fastose e un sistema avanzato di scrittura. I minei e i sabei attraversarono il Mar Rosso, si attestarono sull’altopiano etiopico e fondarono, su un substrato di genti agau, il regno di Aksum. I sudarabi sono stati, nel corso dei secoli, assorbiti etnicamente dagli agau, di pelle più scura, ma diedero vita, con l’imposizione della loro superiore cultura, al gruppo delle popolazioni semitiche. Anche qui la colorazione molto scura della pelle indica una mescolanza con popolazioni negre preesistenti.

Una successiva influenza araba si esercitò dopo l’avvento dell’Islam, ed interessò non solo la costa del Corno ma gran parte dell’Africa, soprattutto sotto l’aspetto linguistico e religioso.

 

L’attuale assetto geografico delle popolazioni del Corno

 

L’attuale assetto geografico delle popolazioni, dopo le importanti migrazioni che stabilirono gli insediamenti originari, ebbe inizio con l’espansione del regno di Aksum che arrivò ad estendersi dalla Nubia fino ai confini della Somalia.

 

 Il regno di Aksum nella sua massima espansione, IV secolo

 

Nel VII secolo, dopo la conquista araba dell’Egitto, venuti a mancare i traffici importanti fra Egitto e Oriente, Aksum decadde rapidamente. Tentò di risollevarsi ma nel X secolo, quando era quasi ritornato all’apice della sua potenza, fu distrutto dalle orde sanguinarie di Essato, o Gudit, una regina agau che portò morte e distruzione nel regno e uccise 400 principi aksumiti relegati, secondo un’antica tradizione, sull’amba di Debra Damo. Le popolazioni minori del gruppo semitico, gli argobba, gli harari e i guraghe (originari dalla regione di Gura in Eritrea) sono discendenti di antiche colonie militari aksumite. Dalle distruzioni di Essato si salvò un solo principe, che si rifugiò nel sud del paese e diede origine alla stirpe degli amara, che ebbero il loro natale nell’alta valle del Bascillò nel Uollo.

I somali vengono alla storia per la prima volta negli anni trenta del XVI secolo, quando Ahmed Gragn, sultano di Harar, invase l’Etiopia con un esercito di dancali e di somali, distrusse chiese e monasteri, bruciò gran parte dei i testi antichi e depredò l’Etiopia di quasi tutti i suoi tesori. I Somali, una piccola tribù dislocata fra Harar e Giggiga, si espansero verso est e verso sud, scacciando dalla Somalia gli abitanti negri ed oromo ed arrivarono, come si è già detto, fino al Kenia orientale. Sono quindi un’unica popolazione con un’unica lingua e molti dialetti.

Gli oromo, che erano stanziati nella Somalia orientale e nell’Etiopia meridionale, spinti dalla pressione somala, si diressero a est nel Kenia orientale e a nord in Etiopia, dove si sparsero in gran parte del Paese. Dialetti oromo sono parlati nel Uollo, negli Arussi, nel Caffa, nello Scioa, nel Tigrai meridionale, ecc. I borana, abitanti nell’Etiopia meridionale, sono considerati i più puri degli oromo.

 

 

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